Le maison continuano a concentrarsi sulle divisioni tra uomo e donna, rinunciando così a un’occasione d’oro, fortunatamente, con qualche interessante eccezione.

In un mondo in cui la divisione di genere è sempre meno netta e anche la moda, ormai, ama sperimentare e rompere le vecchie divisioni, quello dell’orologeria è un settore che rischia di rivelarsi anacronistico per la netta distinzione ancora esistente tra modelli per l’uomo e per la donna. Una barriera che, tra l’altro, è di ostacolo alle stesse maison, limitando la vendita dei loro prodotti: perché comprare un segnatempo che, nel catalogo dell’azienda alla quale mi rivolgo, è classificato come accessorio per l’altro sesso?

Keith Richards indossa un Panthère de Cartier (ph. Revolution)

Gli orologi no gender esistono, d’altronde, e non sono certo una novità del recente passato. Il Tank di Cartier del 1917, il Reverso di Jaeger-LeCoultre del 1931, il Bulgari-Bulgari di metà anni ’70. E ancora, il Royal Oak firmato AP o l’Aquanaut di Patek Philippe. Tutti modelli finiti al polso di uomini e donne, indifferentemente. E nessuno è stato considerato meno virile perché in possesso di un Rolex Datejust, o meno femminile perché sfoggiava un Day-Date. Eppure, avvicinandosi all’epoca contemporanea, mentre le distinzioni tra generi si assottigliavano sempre di più, nell’universo delle lancette si è compiuto un percorso quasi inverso.

La rinascita dell’orologeria meccanica negli anni ’90, infatti, ha portato molti brand a concentrarsi sulla produzione di orologi “maschili”, nella convinzione (ampiamente discutibile) che il gentil sesso non fosse interessato a questo nuovo corso. Dall’altro lato della barricata, di contro, ecco arrivare una lunga serie di segnatempo “per le donne” dal colore inevitabilmente rosa, sempre più piccoli e animati puntualmente da movimenti al quarzo, gli unici a quanto pare compatibili con le esigenze femminili.

Una scelta che continua a tagliar fuori dal mercato una fetta, rilevante, di appassionati. Come dovrebbe orientarsi, ad esempio, un uomo dal polso più stretto? O un appassionato attratto da quell’eleganza classica considerata ancora oggi prerogativa delle donne? Una prospettiva che può essere tranquillamente rovesciata, con esiti identici. Diverse maison, per fortuna, hanno capito come muoversi, tornando a orientarsi verso modelli no gender. La strada, però, è ancora lunga e tante aziende continuano a sprecare un’occasione d’oro.