La maison lancia la linea Manifattura Italiana, con il calibro DG 01, disponibile in due diverse declinazioni e simbolo dell’amore per l’Italia.

Un matrimonio, quello tra Dolce & Gabbana e il mondo dell’alta orologeria, già celebrato con il lancio di quattro modelli maschili nel 2017, capaci di attirare subito l’attenzione degli appassionati. L’inizio di un percorso che ha visto la maison puntare sempre più in alto nella ricerca dell’eccellenza, cercando di colmare allo stesso tempo il gap tra l’offerta di segnatempo quotidiani e quella di pezzi unici. Per riuscirci, ecco oggi la nuova linea Manifattura Italiana, composta da sei modelli in edizione limitata a 13 esemplari e tutti equipaggiati con il primo movimento di manifattura firmato Dolce & Gabbana.

Un progetto nato dall’amore per il fatto a mano e per l’Italia, come raccontano Domenico Dolce e Stefano Gabbana: “il frutto di un lungo lavoro artigiano di incisione, montato manualmente su ogni orologio”. Le incisioni sono realizzate nel nostro Paese, mentre assemblaggio e movimento sono frutto della collaborazione con la ginevrina Mhc Manufacture Hautes Complications di Pierre-Laurent Favre. Caratteristiche volute dalla maison sono le dimensioni ridotte (il calibro ha un diametro di 30,5 mm e uno spessore di 4 mm), la presenza di micro rotore, buona capacità di carica (58 ore) e la possibilità di porsi come base per eventuali complicazioni in arrivo nel futuro prossimo.Il DG 01 è attualmente declinato in due varianti: DG 01.01, primo movimento a 12 ore, decorato e assemblato a mano dai maestri orologiai di Ginevra, e DG 01.02 che a queste caratteristiche artigiane unisce la divisione del quadrante in 24 ore. Un modo, quest’ultimo, per valorizzare l’italianità, come da tradizione del brand: la complicazione si ispira infatti all’hora italica, metodo di calcolo diffuso nel Trecento e che può ancora essere ammirato nell’orologio meccanico conservato nella controfacciata del Duomo di Firenze e nella Torre dell’Orologio di Piazza San Marco a Venezia. Da qui, il nome dei due esemplari Firenze e Venezia, mentre gli altri classici rendono omaggio alle architetture di quattro grandi città italiane: Milano, Roma, Palermo e Napoli.