Blancpain celebra i 70 anni del Ladybird con un orologio meccanico da 19 mm ispirato al modello Bullet creato nel 1956.
Da una piccola cassa nasce una grande storia
Diciannove millimetri di diametro possono sembrare pochi persino per un orologio femminile. Nel Blancpain Lady B, però, la misura non racconta soltanto le dimensioni della cassa: è il punto di partenza per raccontare una delle specialità storiche della maison: la miniaturizzazione meccanica.
Presentato in occasione del settantesimo anniversario del Ladybird, il nuovo modello guarda direttamente al Ladybird “Bullet” del 1956. Non ne replica le linee, ma ne interpreta l’intuizione originaria: racchiudere un movimento meccanico in un oggetto dalle dimensioni e dalla presenza di un gioiello.
Il nome Blancpain Lady B suggerisce tre chiavi di lettura. La prima rimanda a Betty Fiechter, figura centrale nella storia di Blancpain. La seconda riguarda la “bubble-form”, la forma a bolla della cassa. La terza è “bijou”, perché l’orologio si colloca deliberatamente sul confine tra segnatempo e gioiello.

B come Betty Fiechter
Per comprendere il Blancpain Lady B bisogna tornare al 1912, quando Betty Fiechter entrò nella manifattura di Villeret come apprendista. Aveva sedici anni. Nel corso dei due decenni successivi assunse responsabilità sempre maggiori, fino alla svolta del 1932, seguita alla morte di Frédéric-Émile Blancpain, ultimo rappresentante della settima generazione della famiglia fondatrice.
In assenza di un erede disposto a proseguire l’attività, Fiechter e il direttore commerciale André Léal rilevarono l’azienda ricorrendo a finanziatori esterni. La società assunse il nome Fabrique d’Horlogerie Rayville S.A., con “Rayville” costruito come anagramma fonetico di Villeret.
Dopo la morte di Léal nel 1939, Betty Fiechter rimase sola alla guida della manifattura, diventando la prima donna a dirigere un’azienda orologiera svizzera. Un primato ancora più significativo considerando che, in Svizzera, le donne avrebbero ottenuto il diritto di voto a livello federale soltanto nel 1971. Sotto la sua direzione Blancpain rafforzò la propria presenza internazionale e sviluppò collaborazioni con importanti aziende americane, alle quali forniva movimenti.

Fiechter riservò un’attenzione particolare agli orologi femminili. La sua posizione era netta: dimensioni contenute e funzione decorativa non dovevano tradursi in una minore qualità meccanica. Da questa impostazione nacque nel 1956 il Ladybird, tre anni dopo il Fifty Fathoms sviluppato insieme al nipote Jean-Jacques Fiechter.
Il Blancpain Lady B riprende quell’impostazione senza trasformarsi in un modello commemorativo. La lettera B rende esplicito il legame con Betty Fiechter, mentre la costruzione dell’orologio aggiorna la sua ricerca sulla miniaturizzazione attraverso materiali, tecniche produttive e soluzioni meccaniche contemporanee.

Dal calibro R55 al movimento automatico 615
Il primo Ladybird nacque attorno a un obiettivo preciso: realizzare il più piccolo movimento meccanico rotondo prodotto in serie. Il calibro R55 misurava appena 11,85 mm di diametro e 3,7 mm di spessore, ma non rinunciava a elementi importanti per la regolarità e la resistenza del movimento.
Per contenerne le dimensioni, Blancpain adottò un ruotismo a cinque ruote anziché quattro. La ruota supplementare permetteva di gestire la forza trasmessa allo scappamento e di ridurre l’ingombro complessivo. Il movimento era inoltre dotato di una protezione antichoc per il bilanciere, soluzione non scontata nei calibri molto piccoli dell’epoca.
Il R55 conservava la corona a ore 3, mentre la successiva variante R550 utilizzava una corona nascosta sul retro. Entrambi lavoravano a 3 Hz, comprendevano 99 componenti e garantivano 36 ore di riserva di marcia. Le dimensioni del movimento consentirono alla maison di sperimentare con bracciali, pendenti, anelli e altre costruzioni nelle quali l’orologio diventava parte di un oggetto più vicino alla gioielleria.
Settant’anni dopo, il Blancpain Lady B affida la stessa ricerca al calibro di manifattura 615. È uno dei più piccoli movimenti automatici rotondi dell’orologeria contemporanea: misura 15,70 mm di diametro e 3,90 mm di spessore.
Il calibro è formato da 180 componenti e 29 rubini, lavora a una frequenza di 21.600 alternanze l’ora e offre 38 ore di riserva di marcia. La spirale del bilanciere è realizzata in silicio, mentre i ponti sono decorati a Côtes de Genève.
Nato nel 1995 e aggiornato nel corso degli anni, il movimento 615 permette al Lady B di restare fedele a una scelta che definisce la produzione Blancpain: la maison non ha mai realizzato orologi al quarzo. Anche in una cassa di appena 19 mm, quindi, il movimento rimane interamente meccanico e automatico.

Una cassa progettata in tre dimensioni
Il Blancpain Lady B non si comprende osservando soltanto il diametro. La cassa misura 19 mm, ha uno spessore di 13,20 mm e occupa un volume di 2,9 cm³. Le proporzioni producono una forma piena e sferica, più simile a una piccola bolla levigata che a un tradizionale orologio rotondo.
Questa scelta richiama il linguaggio organico degli anni Cinquanta, quando architettura, arredamento, moda e design automobilistico abbandonarono progressivamente le geometrie rigide. Il Ladybird Bullet apparteneva a quella stagione creativa; il Lady B ne riprende il principio attraverso un volume più scultoreo e contemporaneo.
Dietro l’apparente semplicità della forma si nasconde una costruzione incredibilmente articolata. Per sviluppare la cassa sono stati necessari oltre trenta piani tecnici. La struttura è composta da una parte superiore e da una inferiore, con il fondello leggermente più piccolo della lunetta affinché risulti nascosto quando l’orologio viene osservato frontalmente.
La linea di giunzione è attenuata dal profilo della cassa e dall’alternanza delle finiture. Le superfici lucidate, satinate e microsabbiate vengono lavorate a mano sull’orologio già assemblato, proteggendo di volta in volta le aree che non devono essere interessate dall’intervento. Anche le incisioni vengono rifinite meccanicamente per ottenere profondità e contorni regolari.
La cassa è proposta in acciaio spazzolato oppure in oro rosso 18 carati. In entrambi i casi l’impermeabilità è garantita fino a 30 metri.

Il cinturino attraversa direttamente la cassa
L’assenza di anse è uno degli elementi che distinguono maggiormente il Blancpain Lady B. Il cinturino passa attraverso un’apertura integrata nella parte posteriore della cassa, larga 10 mm e alta 1,6 mm. L’effetto è quello di una sfera appoggiata sul cinturino, senza elementi di raccordo visibili.
All’interno del passaggio sono inseriti piccoli cuscinetti a sfera che permettono al vitello di scorrere senza attrito. I bordi vengono smussati a mano, un dettaglio necessario per accompagnare il cinturino e limitarne l’usura.
La configurazione a doppio giro modifica anche il modo in cui l’orologio occupa il polso. Il cinturino non svolge soltanto una funzione tecnica, ma entra nella composizione estetica e avvicina il modello a un bracciale.
Le varianti disponibili sono sette: bianco, beige, moka, bordeaux,

L’eleganza essenziale del quadrante
Il quadrante ha una superficie opalina beige, ottenuta mediante un trattamento dorato. Gli indici applicati a bastone sono realizzati in oro rosso per la cassa in oro e in oro grigio per quella in acciaio, con la superficie superiore e i fianchi satinati.
Il rehaut completamente lucidato riflette il quadrante e accentua la profondità della cassa. Anche la corona contribuisce al riferimento storico: porta incise le iniziali “JB”, legate a Jehan-Jacques Blancpain, fondatore della maison nel 1735.
Il Blancpain Lady B evita così di affidare la propria identità a elementi decorativi aggiunti. Il carattere dell’orologio dipende soprattutto dalle proporzioni, dal contrasto tra le finiture e dalla presenza del movimento meccanico all’interno di una cassa tanto piccola.
Il prezzo è di 11.360 euro per la versione in acciaio e di 17.350 euro per quella in oro rosso 18 carati.



