Da oltre mezzo secolo lo Speedmaster tiene il tempo della storia, accompagnando l’uomo sulla Luna, ma anche permettendogli di tornare sulla Terra

Basta la parola. Non è necessario essere dei fini appassionati di orologi e macchine del tempo (di ogni tempo) per associare il nome Speedmaster a quello degli astronauti delle missioni spaziali “Apollo”. Un modello, quello di Omega di cui stiamo parlando, entrato tra le istantanee iconiche dei segnatempo moderni, ancora oggi con una propria identità e uno spazio collezionisti che non conosce confini nè latitudini.

Dire Omega Speedmaster e pensare Moonwatch è un processo automatico, al pari del movimento meccanico che fa muovere le lancette di questa macchina, raffinata quanto complessa. Il modello finito al polso degli astronauti superò – siamo ai primi anni Sessanta – una feroce selezione voluta dalla Nasa per affrontare situazioni estreme, sottoponendosi a severe prove di compressione e decompressione.

La storia riporta che il Moonwatch – il nickname destinato a identificarlo arriverà pochi anni dopo – battè  la concorrenza di altre case di alto prestigio, quali Longines e Rolex. Anche perché i tecnici svizzeri concordarono sulla realizzazione di alcune modifiche sui propri orologi, suggerite da Houston – la sede della Nasa, l’ente spaziale statunitense – al meccanismo del cronografo a carica automatica.

Omega Moonwatch (1965)

Omega Moonwatch (1965)

Omega Moonwatch (1968)Omega Moonwatch (1968)

Lo stesso cronografo comparve successivamente ai polsi dei primi due “passeggiatori” sul suolo lunare, Neil Armstrong e Buzz Aldrin, nel luglio del 1969. E fu subito entrare nella storia e nella mitologia, ulteriormente alimentata poi dalla missione successiva Apollo 13, quella che rischiò di finire in tragedia e che alimentò enormemente il prestigio dello Speedmaster.

La navicella della missione Nasa infatti ebbe un improvviso black out di energia, nella fase di rientro verso la terra, e la riaccensione dei motori per l’uscita dall’orbita fu decisa dal comandante attraverso le lettura dello Speedmaster, ancora  al polso dei tre astronauti americani.

Omega Speedmaster Regatta

Riguardo allo Speedmaster, va rimarcato che il modello X33 Regatta ETNZ Limited Edition. trova un nuovo spazio di applicazione nell’impiego assicurato dall’equipaggio di New Zealand per la finale dell’America’s Cup alle Bermuda. Si tratta di un modello di cronografo al quarzo con doppia indicazione, a lancette e su display a cristalli liquidi. Caratteristica speciale di questo modello, che vanta un movimento termocompensato, è la possibilità di presentare un chip riprogrammato per offrire le misurazioni necessarie, a ogni componente del team, per i suoi specifici compiti a bordo.