Orient Star sceglie lo chef e agricoltore britannico Julius Roberts come primo protagonista di The Makers’ Circle, un’iniziativa ispirata alla filosofia giapponese del Dō che racconta il valore dell’esperienza, della pazienza e del sapere artigianale.
Dalla cucina alla campagna inglese: la storia di Julius Roberts
Quindici mesi per allevare un agnello. Più del doppio rispetto ai tempi abituali degli allevamenti commerciali. Per Julius Roberts, chef, agricoltore e autore britannico, è una scelta che racconta molto del suo modo di lavorare. Nella sua fattoria nel Dorset occidentale, nel sud dell’Inghilterra, il tempo segue il ritmo delle stagioni, degli animali e della terra. E non sempre coincide con quello che sarebbe più conveniente.
È anche per questo che Orient Star ha scelto Julius Roberts come primo protagonista di The Makers’ Circle, una nuova iniziativa europea dedicata a persone che hanno costruito il proprio mestiere attraverso anni di pratica, curiosità e dedizione. Il collegamento con l’orologeria può sembrare insolito, almeno inizialmente. Ma osservando il percorso di Roberts, dalla cucina di un ristorante londinese alla gestione di una fattoria, emergono diversi punti di contatto con il lavoro di chi realizza un movimento meccanico.
La sua storia comincia molto prima dell’arrivo in campagna. Da bambino trascorreva ore accanto alla nonna, osservandola cucinare davanti alla stufa Aga. Lei gli passava cucchiai di legno per fargli assaggiare le preparazioni e annotava meticolosamente ricette, prodotti dell’orto e ingredienti raccolti lungo le siepi. Un primo contatto con una cucina in cui conoscere la provenienza del cibo era importante quanto saperlo preparare.
Roberts, però, inizialmente sceglie un’altra strada. Studia scultura a Brighton e solo successivamente si avvicina alla ristorazione, senza aver frequentato una scuola di cucina. Comincia lavando i piatti in un bistrot francese, poi passa ai fornelli fino ad arrivare al Noble Rot, noto ristorante londinese di Lamb’s Conduit Street.
È lì che sviluppa una curiosità destinata a cambiare la sua vita. Ogni giorno vede arrivare produttori e agricoltori con cassette di pomodori, animali interi e racconti sul lavoro necessario per ottenere quegli ingredienti. Progressivamente, il suo interesse si sposta dalla preparazione dei piatti alla loro origine.
Nel 2016 lascia Londra e si trasferisce nel Suffolk, dove comincia la sua esperienza agricola con quattro maiali di razza Mangalitsa. Non ha una formazione specifica nemmeno in questo campo: impara lavorando, osservando gli animali e affrontando gli errori inevitabili di un mestiere completamente nuovo.
Una fattoria, quattro maiali e una nuova idea di cucina
Oggi Roberts vive e lavora nel Dorset occidentale, dove alleva razze ovine e caprine primitive e poco diffuse, coltiva prodotti destinati alla cucina e si occupa del recupero ambientale dei terreni. Parte del suo lavoro riguarda il ripristino di prati ricchi di fiori spontanei, siepi e aree boschive, con l’obiettivo di favorire la biodiversità.
Il suo approccio alla cucina nasce direttamente da questa esperienza. La disponibilità degli ingredienti dipende dalle stagioni, mentre l’allevamento richiede tempi che non possono essere abbreviati senza modificare il metodo di lavoro. Anche le decisioni quotidiane sono il risultato di osservazioni accumulate negli anni.
Questa relazione tra cucina e agricoltura è diventata anche il centro della sua attività editoriale. Nel 2023 ha pubblicato The Farm Table, entrato nella classifica dei bestseller del Sunday Times. Ha inoltre presentato la serie televisiva britannica A Taste of the Country, trasmessa da Channel 5.
Il successo dei suoi contenuti nasce da un racconto della cucina che comprende anche ciò che accade prima di accendere i fornelli: la coltivazione, l’allevamento, la scelta degli ingredienti e la conoscenza del territorio. Un lavoro che richiede competenze diverse, sviluppate attraverso l’esperienza diretta.
È proprio questa dimensione, spesso invisibile nel risultato finale, ad aver attirato l’attenzione di Orient Star.
La filosofia giapponese del Dō incontra l’orologeria
Per comprendere il significato di The Makers’ Circle bisogna partire dal Giappone e da un concetto che attraversa molte discipline tradizionali: il Dō (道), traducibile come «via» o «cammino».
Nella cultura giapponese il termine compare, per esempio, nel judō, nel kendō e nello shodō, l’arte della calligrafia. In ciascuna di queste pratiche, l’apprendimento comprende qualcosa di più dell’acquisizione di una tecnica. Richiede esercizio costante, disciplina e disponibilità a perfezionare le proprie capacità nel corso della vita.
È questa l’idea da cui nasce The Makers’ Circle. Orient Star intende raccontare persone appartenenti a mondi differenti, accomunate da una particolare attenzione al processo attraverso il quale si sviluppa una competenza.
Per il marchio giapponese, fondato nel 1951 e impegnato da 75 anni nella produzione di orologi meccanici, il riferimento è naturalmente al lavoro degli artigiani e degli orologiai. L’assemblaggio e la regolazione di un movimento richiedono conoscenze tecniche, precisione e una manualità che si affina con l’esperienza.
«In Orient Star crediamo che la vera maestria non sia mai un punto di arrivo. È una ricerca che dura tutta la vita, plasmata dalla dedizione, dalla disciplina e dal desiderio di perfezionare costantemente il proprio mestiere», spiega Weibke Bird, Head of Orient Europe.
«Julius incarna questo spirito. Il suo rispetto per il tempo, la natura e la provenienza degli ingredienti, insieme alla pazienza e alla dedizione con cui ha sviluppato le proprie competenze, riflettono valori nei quali ci riconosciamo profondamente».
La scelta di Roberts permette così di affrontare il tema dell’artigianalità attraverso un settore apparentemente distante dall’orologeria, ma altrettanto legato alla trasmissione del sapere e alla ripetizione dei gesti.
Julius Roberts e Orient Star: il valore delle ore che nessuno vede
Il filo conduttore di questa collaborazione sarà The Hours No One Sees, le ore che nessuno vede: quelle trascorse a esercitarsi, osservare, correggere gli errori e imparare.
Per Roberts, raccontare questa parte del mestiere significa anche mostrare un’agricoltura meno idealizzata: la vita in campagna comporta giornate lunghe, inverni difficili e una costante dipendenza dalle condizioni meteorologiche. Una realtà che convive con la bellezza dei paesaggi e con la soddisfazione di coltivare e allevare ciò che arriva in tavola.
«Sono incredibilmente orgoglioso di diventare il primo Maker di Orient Star», racconta Julius Roberts. «Molto di ciò che rappresenta The Makers’ Circle è in sintonia con il mio approccio all’agricoltura e alla cucina. In nessuno dei due ambiti si finisce mai veramente di imparare: ogni stagione, ogni ingrediente e ogni esperienza insegnano qualcosa di nuovo».
E aggiunge: «Mi piace l’idea di celebrare il lato meno visibile della maestria: gli anni di pratica e dedizione, la ripetizione, gli errori e il desiderio costante di migliorare».
Julius Roberts è soltanto il primo protagonista di The Makers’ Circle. Il marchio ha già annunciato l’intenzione di ampliare l’iniziativa coinvolgendo altre personalità, provenienti da discipline e mercati differenti: un percorso che, partendo dalla cucina e dalla campagna inglese, offre a Orient Star l’occasione di raccontare l’orologeria attraverso le persone e il loro rapporto con il tempo.

