ZENITH 160 ANNI: IL CALIBRO 135 COME MISURA DEL TEMPO ASSOLUTO

FacebookTwitterWhatsApp

Zenith celebra 160 anni di storia riportando in vita il calibro 135, movimento da competizione che racconta meglio di qualsiasi slogan l’ossessione della manifattura per la precisione.

Un anniversario dal cuore meccanico

C’è un modo diretto per comprendere cosa rappresentino davvero 160 anni per una manifattura come Zenith: osservare come viene raccontato uno dei suoi movimenti più radicali. Non una collezione, non una novità commerciale, ma un calibro nato senza compromessi, sviluppato per misurarsi con i test più severi del suo tempo. Il calibro 135 è questo: una dichiarazione tecnica prima ancora che storica.

Durante una visita alla manifattura di Le Locle, organizzata in occasione dell’anniversario, il racconto del Calibro 135 non ha seguito il registro celebrativo, ma quello funzionale. Perché esiste. Come è stato concepito. Quali scelte, allora come oggi, ne definiscono l’identità. È da qui che prende forma il senso di questo anniversario: non come esercizio di memoria, ma come rilettura coerente di una visione.

Il nome stesso del calibro è già una sintesi di metodo. 13 linee e mezzo, un’antica unità di misura che indicava il diametro massimo consentito per le competizioni cronometriche da osservatorio. Creato nel 1949, il calibro 135 non nasce come movimento commerciale standard, ma viene sviluppato prioritariamente per le competizioni. Una distinzione fondamentale, che chiarisce molte delle sue scelte costruttive e dimensionali.

Un movimento che nasce per competere, non per adattarsi

Il primo elemento che colpisce nel calibro 135 è la scala. Il bilanciere arriva a occupare una porzione eccezionalmente ampia del diametro del movimento. Una scelta resa possibile da un’architettura inconsueta, con la ruota centrale sfalsata rispetto all’asse tradizionale. Non si tratta di un esercizio formale, ma di una decisione funzionale, presa per massimizzare l’inerzia dell’organo regolatore.

In orologeria esistono due strade principali per migliorare la precisione. Aumentare la frequenza, come Zenith farà più tardi con El Primero, oppure aumentare l’inerzia del bilanciere. Il calibro 135 segue questa seconda via in modo quasi estremo. Frequenza contenuta, 2,5 hertz, ma un bilanciere di grandi dimensioni, capace di garantire un fattore di qualità molto elevato.

Il concetto di quality factor è centrale: più è alto, meno l’oscillatore risente delle perturbazioni esterne. In termini pratici, significa stabilità di marcia. Significa poter regolare il movimento con una precisione che, ancora oggi, resta significativa. L’obiettivo dichiarato era uno scarto di più o meno due secondi al giorno, un valore che va letto alla luce dell’epoca e della destinazione del calibro, e che resta rilevante anche rispetto agli standard attuali.

Questo approccio comporta un’altra conseguenza fondamentale: la regolazione manuale. Un bilanciere di queste dimensioni non nasce perfetto. Viene portato il più vicino possibile alla perfezione dall’intervento dell’orologiaio, che misura, rifinisce e rimuove micro-quantità di materiale con strumenti dedicati. È un lavoro lungo, paziente, che sposta il valore dalla sola progettazione alla mano che regola.

 

La storia: energia, materia e proporzioni fuori scala

La dimensione del bilanciere impone un secondo tema: l’energia. Per alimentare un organo regolatore così grande è necessaria una molla di carica altrettanto generosa. Nel calibro 135, la molla raggiunge circa 60 centimetri di lunghezza ed è sensibilmente più spessa rispetto agli standard dell’orologeria tradizionale.

Anche in questo caso, la spiegazione è concreta. Per ottenere forza serve materia. Altezza e larghezza diventano parametri progettuali, non limiti da comprimere. Il risultato è un movimento ampio, spesso, dichiaratamente lontano da qualsiasi idea di miniaturizzazione. È un calibro che non cerca di nascondersi, ottimizzato per la prestazione assoluta.

Il paragone utilizzato durante la presentazione è quello dei motori automobilistici: oggi l’efficienza passa da cilindrate contenute e sovralimentazione; in passato era una questione di volume, potenza pura, massa. Il calibro 135 appartiene a questa seconda categoria.

Non sorprende, quindi, che venga spesso accostato, per concezione e funzione, più a un cronometro da marina che a un movimento da polso tradizionale. È un oggetto pensato per misurare il tempo in condizioni controllate, con un obiettivo chiaro: ridurre al minimo ogni variabile che possa compromettere la precisione.

Il calibro 135 come chiave di lettura dei 160 anni Zenith

Collocare il calibro 135 al centro delle celebrazioni per i 160 anni non è un’operazione nostalgica. È una scelta di coerenza. La storia di Zenith è costruita sulla partecipazione sistematica alle competizioni cronometriche, con oltre 2.300 premi ottenuti e un primato che nessun altro marchio può rivendicare.

Il 135, nella sua versione da osservatorio 135-O, è il movimento più premiato dell’epoca d’oro delle competizioni cronometriche. Tra il 1950 e il 1954 ottiene cinque primi premi consecutivi all’Osservatorio di Neuchâtel, un risultato mai eguagliato. È la dimostrazione concreta di un’idea di manifattura integrata, concepita da Georges Favre-Jacot già alla fine dell’Ottocento.

Riunire sotto lo stesso tetto progettazione, produzione e regolazione non era soltanto una visione industriale. Era una strategia per controllare ogni variabile che incide sulla precisione. Il calibro 135 rappresenta uno dei punti più alti di questo percorso, perché rende evidente il legame diretto tra architettura meccanica e risultato cronometrico.

In questo contesto, la creazione contemporanea del modello G.F.J. è la perfetta espressione di un patrimonio tecnico che viene riletto e riattivato in chiave attuale.

Il nuovo G.F.J.

Nel G.F.J., il calibro 135 viene riproposto mantenendo intatta la sua architettura di base. La ruota centrale resta sfalsata per lasciare spazio a un bilanciere di grandi dimensioni, la frequenza rimane volutamente contenuta a 2,5 hertz e la stabilità della marcia continua a essere affidata all’inerzia dell’organo regolatore. È la stessa impostazione tecnica che aveva reso il 135 un riferimento assoluto nella cronometria da osservatorio.

Questa architettura storica è stata però reingegnerizzata per un utilizzo contemporaneo. Le tolleranze costruttive rispondono agli standard attuali, i materiali sono stati aggiornati e il treno del tempo riprogettato per migliorare l’efficienza energetica. Il risultato è un movimento capace di offrire una riserva di carica di 72 ore e una precisione certificata entro ±2 secondi al giorno.

Il nuovo calibro 135 mantiene così il suo carattere originario, traducendolo in un movimento pensato per l’orologio da polso di oggi, dove affidabilità, stabilità e precisione devono convivere con un utilizzo reale.

Dopo 160 anni, Zenith sceglie di raccontarsi partendo da qui: una scelta che chiarisce cosa significhi, ancora oggi, puntare davvero allo zenith della precisione.

 

 

 

 

 

 

FacebookTwitterWhatsApp